Dal contado de Berinzona alla pieve de Porletia

Il nostro territorio è disseminato di opere umane che oggi stentiamo a conoscere e a riconoscere. Girando per valli, monti ed alpi ci si imbatte in segni, manufatti e costruzioni il cui scopo ci sfugge e sembra incomprensibile. Il Maglio di Carena avrebbe probabilmente subito questo destino, se negli ultimi anni la Regione Valle Morobbia, con il determinante contributo dell'Ufficio dei beni culturali del Cantone e del Museo cantonale di storia naturale, non si fosse impegnata per il suo recupero. E’ nata così la Via del Ferro, itinerario escursionistico tematico, tra la Valle Morobbia (Svizzera) e la Valle Cavargna (Italia).

La Via del Ferro offre la possibilità agli escursionisti di ripercorrere le strade utilizzate dai trasportatori per portare il ferro estratto e lavorato a Carena verso il Lario. Lungo il percorso (che si snoda da Carena all’Alpe di Giumello, per proseguire fino al Motto della Tappa e poi scendere in Italia, verso la Val Cavargna, con i suoi villaggi di Cavargna, San Bartolomeo, San Nazzaro, Cusino, Carlazzo e San Pietro Sovera, fino a Porlezza, sulle sponde del Ceresio) possono essere osservate ancora oggi numerose testimonianze dell’importante attività siderurgica che si sviluppò nel passato tanto in Morobbia quanto in Cavargna: vestigia di insediamenti, carbonaie, stazioni di posta, zone di estrazione (cave, miniere) e di lavorazione (altiforni, fucine, magli ad acqua).

Una lunga storia

Oggi possiamo solo immaginare cosa potesse rappresentare la siderurgia per l’economia delle due vallate. Solo per far funzionare forno e maglio occorrevano decine di persone. C’era chi si occupava di estrarre il ferro dalle miniere, chi procedeva al taglio dei boschi per procurare il legname a chi produceva il carbone, che serviva ad alimentare i fuochi di coloro che lavoravano ai forni fusori e nelle fucine. Si trattava di mastri, operai e relativi aiutanti che svolgevano mestieri i cui nomi appartengono, perlomeno dalle nostre parti, al passato: minatori, boscaioli, carbonai, maestri da forno e maestri fabbri. Altrettanto sconosciuti ai giorni nostri sono i portini della vena, i portini del carbone ed i cavallanti: coloro che assicuravano il trasporto di materie prime e lavorate lungo i sentieri riscoperti dalla Via del Ferro.

Quella del ferro è una lunga storia, che ci riporta indietro di secoli. In base ai documenti rinvenuti ed alle ricostruzioni fatte, si presume che le prime attività siderurgiche in Valle Morobbia furono avviate nella seconda metà del 1400. Artefice dell’impresa fu il casato dei Muggiasca, famiglia di origini comasche insediatasi a Bellinzona. Sembra che questo primo tentativo non diede i risultati sperati. Non si dispongono informazioni sull’esistenza e la relativa importanza di attività siderurgiche in Morobbia fino alla seconda metà del settecento. La Cà dal Fer a Carena (casa padronale in cui avevano sede gli uffici) ed il complesso del Maglio furono costruiti negli anni 1792/93 per iniziativa del medico bellinzonese Giovanni Bruni, che ridiede impulso all’industria morobbiotta. Il definitivo abbandono delle attività fu sancito da un incendio che nel 1831 devastò il complesso siderurgico.

Ancor più lontane sono le origini dello sfruttamento del ferro in Val Cavargna, di cui si ha traccia sin dall’ottavo secolo. Anche su queste terre il casato dei Muggiasca investì le proprie risorse. A ricordarci l’importanza dell’industria del ferro vi sono le vestigia dei Forni Vecchi, sotto San Nazzaro nei pressi del torrente Cuccio. La storia ci racconta che il complesso funzionò fino alla seconda metà del 1800, quando gli ultimi proprietari (la Rubini, Falck, Scalini e C.) decisero di chiuderlo per concentrare le proprie attività sul Lario.

De sfròs, de guèra e altri stòri

Percorrere la Via del Ferro ci permette di scoprire una parte di storia sconosciuta. I paesaggi della Via non ci parlano però solo di ferro. L’escursionista che la percorre può scoprire o immaginare anche i sentieri percorsi dai contrabbandieri, che tra mille pericoli varcavano il confine con le loro bricolle sulle spalle. Dalla Val Cavargna, gli sfrositt viaggiavano sia in direzione della Morobbia che della Val Colla. La dogana di Carena e la caserma della finanza di Cavargna ci ricordano un tempo in cui le nostre montagne non erano luogo di svago e riposo ma di commercio più o meno legale.

Così come le casermette in territorio svizzero e la strada militare in Italia ci ripropongono alla memoria i due conflitti mondiali. Fortunatamente questi luoghi non furono teatro di guerra, ma la presenza dei militi da una parte e dall’altra del confine non mancò.

La Via del Ferro vale la pena di essere percorsa anche aldilà dei presupposti storici che ne hanno favorito il recupero. Il sentiero passa attraverso zone belle, che offrono panorami di sicuro fascino.

Il percorso

Il cammino inizia, sul versante svizzero, a Carena. All’ingresso del paese, la piazzetta commemorativa realizzata dalla Regione Valle Morobbia con la collaborazione del Gruppo Per la Valle Morobbia, merita una sosta.

Si prosegue poi lungo la strada forestale che conduce verso l’Alpe di Giumello. Superato il Maglio di Carena (che si raggiunge in una mezz’oretta di cammino dall’abitato) si percorre ancora per un chilometro circa la strada forestale, per imboccare poi il sentiero che porta alla carbonaia dimostrativa costruita nel 2004 dalla Regione Valle Morobbia sul percorso della Via del ferro in località Valletta. La carbonaia è stata costruita in modo stabile, con uno spaccato centrale per osservare il sistema di accatastamento della legna ed il "camino", dal quale si accende la catasta.

Dalla carbonaia ci si inoltra in un magnifico bosco di faggi e con una salita di un’oretta si giunge al corte di Giumello, dove in estate è ancora possibile sentire i campanacci delle vacche al pascolo.

Superando il dosso sopra Giumello, il cui panorama sulla Morobbia, il piano di Magadino e le alpi Ticinesi è meraviglioso, ci si incammina verso il Piano delle Pecore, nei pressi del quale troviamo una torbiera. In un paio d’ore si giunge quindi alla Bocchetta di Sommafiume in territorio italiano, da cui, seguendo la vecchia strada militare, si affronta l’ultima salita fino al Motto della Tappa, culmine dell’escursione a 2078 m/sm. Da qui la Via prosegue fino a Vegna, passando per l’Alpe Stabiello. Suggestivo è l’attraversamento dei Monti Pianca, che denotano l’esistenza di un’attività pastorizia ed agricola ancora presente in Cavargna.

A Cavargna è possibile pernottare e visitare il museo dell’Associazione Amici di Cavargna. Le dieci sezioni del museo meritano sicuramente una visita, grazie alla quale è possibile conoscere meglio le condizioni di vita di una volta e, soprattutto, apprezzare l’incredibile capacità di adattamento e l’ingegnosità delle popolazione di montagna.

Lasciata Cavargna, la Via del Ferro propone altre due tappe degne di considerazione: i Forni Vecchi e Ponte Dovia. Entrambe le località stanno purtroppo subendo le ingiurie del tempo. Alcuni interventi, già annunciati dalle autorità italiani, dovrebbero tuttavia permetterne un recupero parziale. 

La Via si conclude infine a S. Pietro Sovera, da dove è possibile rientrare in Ticino con la corriera. 

Il percorso è lungo in totale 25 km e l’escursione deve forzatamente essere suddivisa almeno in due tappe. I pannelli didattici dislocati lungo il percorso guidano l’escursionista alla scoperta dell’industria del ferro. Diverse varianti sono inoltre possibili tanto in Val Morobbia quanto in Val Cavargna.

Da sapere

Il periodo ideale per percorrere la Via del Ferro va dalla tarda primavera fino ad autunno. In quota, la presenza di neve può rendere difficoltoso il transito.

Il sentiero è classificato come EE (escursionisti esperti). Alcuni tratti possono creare difficoltà a persone che soffrono di vertigini. In territorio svizzero il sentiero attraversa una piazza di tiro militare. E’ opportuno informarsi se e quando sono previsti esercizi di tiro. In territorio italiano, il tratto da Forni Vecchi a Sora passa attraverso una zona soggetta a smottamenti. E’ opportuno informarsi con anticipo sulle condizioni del sentiero.

Cartografia

Strade di Pietra, cartina turistico-escursionistica, numero 3

CNS, foglio 1314 (Passo S. Jorio) e foglio 1334 (Porlezza)

Pernottamento

Le due valli offrono diverse possibilità. Il prospetto “Via del Ferro” riporta tutte le indicazioni utili.

Trasporti pubblici

Il servizio di linea in Svizzera è assicurato dall’Autopostale Ticino e Moesano (ATM, tel. ++41 91 807 67 75) ed in Italia dalla Società Pubblici Trasporti di Como (SPT, tel. ++39 31 247111)

Per informazioni

Gli enti promotori hanno realizzato un prospetto sulla Via del Ferro. Maggiori informazioni possono essere ottenute rivolgendosi alla Regione Valle Morobbia (tel. ++41 91 785 21 10) e/o alla Comunità Montana Alpi Lepontine (tel. ++39 0344 62 427

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Un'immagine stilizzata del percorso della Via del Ferro, così come la si può vedere sui pannelli didattici disposti lungo il sentiero.

Mauro Marconi e Christian Bordoli (membri di comitato) hanno descritto la Via del Ferro nell'articolo pubblicato sulla rivista Vivere la montagna di marzo 2003, che riproduciamo a lato.

 

La Regione Valle Morobbia, unitamente alla Comunità montana Alpi Lepontine ha edito un prezioso prospetto sulla Via del Ferro. Lo si può ottenere gratuitamente presso i segretariati dei due enti, gli esercizi pubblici della valle, gli enti turistici e presso alla stazione. Potete richiederlo direttamente al GPVM.

La Via del Ferro è stata l'oggetto di un'esposizione che il GPVM ha sostenuto presso alla stazione di Giubiasco (la rinnovata stazione FFS).

Per sottolineare il 15°, il GPVM ha prodotto un calendario sulla Via del Ferro. La pubblicazione ha riscosso un grande successo ed è esaurita.

 

Il Maglio di Carena si trova ad una mezz'ora di cammino dal paese. Lo si raggiunge attraversando il torrente Morobbia. Rodolfo Boggia ne Il Dolce Nido racconta un'avvincente leggenda legata al Maglio.

Poco oltre il Maglio, si trova il Parco minerario della Valletta.

Il sentiero è stato in parte realizzato ex novo, in parte ripristinato recentemente.  Conviene tuttavia informarsi sul suo stato, prima di intraprendere la Via del Ferro.

In territorio italiano si percorre la vecchia strada militare costruita durante il primo conflitto mondiale. Con un po' di attenzione si possono ancora notare alcune pietre miliari ed altre testimonianze dei tempi della costruzione.

Il GPVM promuove la Via del Ferro, ed in tal senso partecipa all'organizzazione di escursioni.

© GPVM - Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2009 - info@gpvm.ch